Il personal branding

C’è un TedTalk che ho ascoltato di recente in cui Simon Sinek, saggista che si occupa di comunicazione, dice: “People don’t buy what you do, they buy why you do it“. Il senso è: le persone, in ultima analisi acquistano un prodotto o un servizio perché in questi ritrovano i propri valori. Il brand a questo serve: a dare una forma riconoscibile, tramite la combinazione di un nome, un simbolo, un colore, un linguaggio, ai valori che il venditore o il produttore intende veicolare. Il brand aiuta dunque a costruire e poi trasmettere un’identità.

Ma veniamo al personal branding. Normalmente un brand è associato ad un prodotto, un’azienda o un’organizzazione, tuttavia anche un singolo individuo potrebbe sentire la necessità di “prendere in prestito” alcune regole del branding per affermare al meglio la propria identità personale/professionale. Questo può rivelarsi particolarmente utile per liberi professionisti, artigiani, persone in cerca di lavoro, titolari di piccoli negozi e chiunque voglia mettere al centro di un progetto, la propria personalità.

Prima di addentrarci nell’argomento ci terrei a sottolineare che è molto importante fissare una linea di confine tra la costruzione di un buon personal branding e l’auto-promozione spinta e continua di sè. Siamo esseri umani e non prodotti e non dobbiamo venderci sempre, in ogni contesto. Non vorrei mai che qualcuno leggendo questo articolo eliminasse la propria spontaneità, in favore di un’identità preconfezionata e finta. Perché il personal branding è esattamente il contrario: sottolineare ed esaltare le proprie peculiarità.

Non posso e non voglio in alcun modo sostituirmi ad una consulente nè posso esaurire l’argomento in poche righe, però, facendo anche fede alla mia esperienza personale, posso qui indicarvi tre pilastri attorno ai quali potreste iniziare a costruire il vostro personal brand:

  1. Mission
  2. Tone of Voice
  3. Visual Brand Identity

Di seguito una descrizione di questi elementi.

1. Mission

Seth Godin, scrittore e imprenditore statunitense ha una visione bellissima ed estremamente etica del marketing. Secondo lui quando costruiamo il nostro business dobbiamo sempre avere l’ambizione di far accadere un cambiamento. E’ chiaro che l’obiettivo concreto di fare personal branding è vendere, per poi permettersi di fare la spesa e pagare le bollette; ma – pensateci – è molto stimolante e gratificante agire in funzione di una causa alta, che ci sta a cuore. La mission in questo senso è l’obiettivo ultimo che si intende perseguire con la propria attività, il motivo che ci spinge a fare quello che facciamo. Per ricordarsene quotidianamente, Godin in Questo è il marketing, edito in Italia da Roi Edizioni, propone un motto che a me aiuta sempre molto ad impostare i miei progetti. Lui dice: “persone come noi fanno cose come queste”. Se scegliamo di partecipare a una manifestazione, assistere ad un concerto, o vedere un’opera teatrale dal vivo è perché pensiamo che esserci, essere fisicamente lì possa arricchire noi stessi come persone, ma fare anche la differenza per il principio della manifestazione, l’artista sul palco, l’attore che recita. Per trovare la propria missione penso sì deve esplorare lì, nella proiezione ideale e migliore di sé.

2. Tone of Voice

Una volta definita la propria missione e identificati i propri valori, il resto viene certamente un poco più naturale. Il tono di voce è il modo in cui ci esprime in forma scritta e parlata, ovunque. Dai commenti su Facebook, alle didascalie sotto alle foto di Instagram, dalle IG Stories ai testi sul proprio sito, dai Tweet ad un’occasione di public speaking. E’ chiaro che ogni strumento ha una propria etichetta ed è bene rispettarla (TikTok per esempio ci vuole buffi, LinkedIn un po’ saccenti) però è anche fondamentale impegnarsi per non tradire il proprio linguaggio. “Le parole sono importanti!” ha detto Nanni Moretti – e hanno ripetuto in molti – ed è così: la scelta di un certo registro può farci passare per aggressivi, ironici, gentili, poetici, altezzosi… e proseguite voi. Indagatevi e agite di conseguenza anche a costo di non essere presenti su tutti i social di questo pianeta.

Può risultarvi molto pratico selezionare alcune parole che evochino delle immagini o dei concetti che reputate importanti e che potete inserire spesso nei vostri testi per delineare il vostro personal brand. Per il mio progetto Tortecoifiori attingo spesso dal campo semantico della botanica e del giardinaggio (fiorire, coltivarsi, ecc.).

3. Visual Brand Identity

Quanto descritto per le parole, vale anche per tutto ciò che è visivo. Partendo dai propri valori, è molto utile costruire un’identità visuale che aiuti a fissare il proprio personal brand nell’immaginario collettivo. Utilizzare sempre la stessa palette di colori, sforzarsi di adottare spesso gli stessi font, avere un logo ed una serie di materiali grafici in coordinato (biglietti da visita, cartoline, brochure, sticker e quanto altro) può davvero fare la differenza. Il personal branding passa attraverso ogni dettaglio quindi il consiglio che mi sento di dare è: personalizzate tutto il personalizzabile. Non occorre fingere, non siete una mega azienda di cui dovete rispettare i codici, siete voi. Dunque, una volta trovati i colori e gli elementi grafici che vi rappresentano, bisogna spammarli perché siamo tutti distratti da miliardi di input e ci vorrà un bel po’ prima che diventiate riconoscibili per gli altri.

Se potete, rivolgetevi ad un professionista per questo aspetto. Qualora non vi fosse possibile sin dall’inizio, costruite in prima battuta un logo semplice con un programma di grafica (canva.com in questo è un ottimo alleato), per poi affidarvi ad uno studio grafico in una fase un poco più matura. Non strafate, però: se realizzate in autonomia un logo troppo articolato e confusionario senza alcuna conoscenza delle regole di grafica e colore, sarà molto complesso poi ricostruire e rilanciare la vostra identità quando farete un rebranding professionale. Se avete dubbi, limitatevi a scegliere dei colori distintivi ed un font coerente per il vostro nome (o nome del vostro progetto) e poi rispettateli attentamente.

Sebbene molti siano convinti del contrario, il brand non si esaurisce con il suo logo. Nemmeno quando si fa personal branding. Ricordate sempre che la comunicazione – anche visiva – è solo un aspetto di un ecosistema ben più ampio, quindi date sempre centralità al contenuto. Condividete ciò che sapete, rendetevi utili per gli altri, raccontate, siate aperti al confronto. Il personal branding, è solo uno strumento, dietro ci siete voi.

Pubblicato da Elena Maria Cito

Studio marketing, lavoro nella comunicazione di un'azienda di articoli per bricolage, vado - andavo, per la verità - a un sacco di concerti di cantautorato indipendente e mercatini di cianfrusaglie vintage, nel 2016 ho fondato Tortecoifiori.

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